MANHATTAN
Cercavo qualcosa di specifico e perfetto per la mia città,
Ed ecco, d'un tratto, balzò fuori il nome originario.
Ora vedo cosa c'è in un nome, in una parola: fluida, sana,
indomita, musicale, autosufficiente;
Vedo che la parola della mia città è quella parola d'altri tempi,
Perché vedo quella parola annidata tra le insenature, superba,
Ricca, cinta tutt'intorno da velieri e piroscafi, un'isola lunga sedici miglia,
dalle solide fondamenta,
Strade affollate e innumerevoli, alte strutture di ferro
— snelle, forti, leggere —
che si ergono splendide verso cieli limpidi,
Maree rapide e ampie, da me tanto amate, verso il tramonto,
Le correnti marine in movimento, le isolette, le isole maggiori adiacenti,
le alture, le ville,
Gli innumerevoli alberi delle navi, i bianchi battelli costieri, i barconi,
i traghetti, i neri piroscafi dalle linee eleganti,
Le strade del centro, le sedi dei commercianti e degli intermediari,
gli uffici degli armatori e dei cambiavalute, le strade lungo il fiume,
Immigranti in arrivo, quindicimila o ventimila a settimana,
I carri che trasportano merci, la razza virile dei cocchieri,
i marinai dal volto bruno,
L'aria estiva, il sole splendente e le nuvole che navigano in alto,
Le nevi invernali, i campanelli delle slitte,
il ghiaccio spezzato nel fiume che scorre su e giù con l'alta e la bassa marea,
Gli artigiani della città, i maestri, prestanti, dai bei volti,
che ti guardano dritto negli occhi,
Marciapiedi gremiti, veicoli, Broadway, le donne, i negozi e le vetrine,
Un milione di persone
— modi liberi e superbi — voci franche — ospitalità —
giovani uomini coraggiosi e cordiali,
Città dalle acque frementi e scintillanti! Città di guglie e alberi di navi!
Città annidata tra le insenature! La mia città!
(Walt Whitman)