IL MIO CASTELLO


IL MIO CASTELLO E IL MIO CERVELLO

Alla finestra

della mia stanza da letto,

del mio decrepito castello,

sulla sera lungamente mi diletto

a starmene solo col mio cervello.

Il diletto, mi direte,

non potrebbe essere più grazioso

per un poeta come me,

ozioso.

Guardo giù per la valle,

guardo i monti e le colline,

gli alberi grandi a selva,

in filari lunghi senza fine,

disposti bene, ad arte

(il mare non si vede da questa parte).

E girano e girano

serpeggiano le rondini

intorno al mio castello.

(Quanti giri!)

E girano e girano

serpeggiano i pensieri

intorno al mio cervello.

(Quanti giri!)

Voli di rondini leggeri,

leggeri pensieri.

(Che non sono sempre leggeri.)

Guardo giù per la valle,

guardo i monti e le colline,

gli alberi grandi a selva,

in filari lunghi senza fine,

disposti bene, ad arte.

(Il mare non si vede da questa parte.)

E girano e girano

serpeggiano le rondini

intorno al vecchio castello.

(Quanti giri!)

E girano e girano

serpeggiano i pensieri

intorno al giovane cervello.

(Quanti giri!)

Io penso:

se ogni pensiero avesse

tra le labbra un filo,

(come il ragno)

se avessero in bocca un filo

(come il ragno)

tutte le rondini che si aggirano,

tutte le rondini che si sono aggirate,

il mio castello e il mio cervello

sarebbero due matasse

molto molto molto arruffate.

(Aldo Palazzeschi)